Programma di ricerca dei meccanismi Redox di segnalazione cellulare


MECCANISMI REDOX DI SEGNALAZIONE CELLULARE COINVOLTI NELLA GENESI DI MALATTIE ASSOCIATE A STRESS OSSIDATIVO




Le cellule comunicano tra loro e rispondono agli stimoli extracellulari attraverso meccanismi biologici, che trasformano l’informazione in una modificazione chimica; processo che viene indicato con il nome di segnalazione cellulare o trasduzione del segnale ed è una proprietà universale delle cellule viventi.
Accanto alla ben nota segnalazione a cascata fosforilativa che regola diverse funzioni e risposte cellulari, recentemente, si è evidenziata una modalità di trasduzione del segnale a carattere redox, mediata dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS) e dell’ossido nitrico (NO).
Le risposte cellulari indotte dai ROS includono l’espressione e la sintesi di citochine, fattori di crescita ed ormoni, con conseguente impatto sul ciclo cellulare, differenziamento, resistenza, senescenza e morte per apoptosi.
Alla base di tutte queste possibili risposte della cellula vi sono verosimilmente modificazioni discrete dello stato redox cellulare che determinano l’innesco di segnali molecolari definiti e la loro trasduzione al nucleo. 

Le unità operative coinvolte nel presente progetto si occupano da anni di diversi aspetti correlati alle alterazioni dello stato redox in diversi modelli sperimentali riconducibili a patologie di grande impatto per la salute quali cancro, aterosclerosi e neurodegenerazione o a condizioni fisiologiche quali invecchiamento e senescenza cellulare.
Pertanto, lo scopo che intendono raggiungere, nel presente programma di ricerca, è quello di chiarire i principali meccanismi tramite cui i ROS, così come molecole derivate dalla reattività di questi (specie reattive dell’azoto, RNS; ossisteroli; disolfuri) innescano segnali cellulari fisiologici e/o fisiopatologici coinvolti nella genesi di malattie associate a stress ossidativo.
In particolare, il progetto di ricerca prevede di analizzare i segnali redox intracellulari che funzionano da veri e propri induttori molecolari, valutando: i)i processi di S-tiolazione e S-nitrosilazione che rappresentano gli interruttori on/off della trasduzione redox; ii) il coinvolgimento di vie di fosforilazione di proteine coordinate da protein chinasi delle classi PKC e MAPK; iii) l’attivazione di fattori di trascrizione redox sensibili, tra cui NF-kappaB, Nrf2, Jun/AP1 e p53. 

Sarà inoltre esaminato l’effetto sulle stesse vie di trasduzione del segnale di un molteplice gruppo di specie ossidanti e fisio-patologicamente attive nell’induzione di stress ossidativo: ROS, disolfuri di varia origine, RNS, chemioterapici, raggi UV e sottoprodotti di definite classi di lipidi ossidati, quali quelli appartenenti alla famiglia degli ossisteroli.
In particolare, si definiranno i meccanismi molecolari responsabili della decisione tra sensibilità e resistenza all’apoptosi (Unità Ciriolo, Pronzato, Cimino, Casini) e tra induzione e arresto della proliferazione cellulare (Unità Poli, Cimino, Pronzato) mediante l’identificazione e la caratterizzazione di vie fisiologiche attivate da modificazioni lievi o moderate dello stato redox cellulare.
In questo ambito studieremo anche l’integrità e la funzionalità mitocondriale, quale punto di convergenza di diverse malattie neurodegenerative (Unità Ciriolo); nuovi target molecolari di p53 e Nrf2, correlati alla resistenza all’apoptosi e alla senescenza (Unità Ciriolo, Cimino); il ruolo della glutatione transferasi omega 1 (GSTO1) nella resistenza allo stress ossidativo e alla chemioterapia, allo scopo di chiarire il ruolo di questa nuova categoria di enzimi nell'equilibrio redox cellulare e nella regolazione del processo apoptotico, (Unità Casini, Ciriolo, Pronzato).
Inoltre, saranno analizzati i livelli di espressione di alcuni microRNA in risposta allo stress ossidativo, allo scopo di utilizzarli come probabili “indicatori” di senescenza cellulare (Unità Cimino). Quali sistemi sperimentali, saranno utilizzati modelli cellulari di neurodegenerazione, cancro e aterosclerosi, già precedentemente studiati e caratterizzati nei laboratori dei diversi gruppi afferenti al programma e che saranno, inoltre, materiale di scambio e di integrazione fra gli stessi gruppi. 

L’analisi dei risultati ottenuti dalla modulazione della trasduzione delle vie del segnale, in cellule esposte ad alterazioni dello stato redox, permetteranno in primo luogo di ampliare le conoscenze sulle alterazioni di questi “pathways” nei modelli sperimentali considerati e di ipotizzare strategie preventive o terapeutiche per malattie o condizioni in cui il coinvolgimento dello stress ossidativo nell’induzione e/o nella fase conclamata è un evento noto, quali invecchiamento, cancro, neurodegenerazione, e aterosclerosi. Scopo finale del progetto di ricerca è quindi di fornire un valido contributo alle conoscenze di base della segnalazione redox, nonché di applicare le informazioni ottenute alla comprensione di importanti patologie umane. 
Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Maria Rosa Ciriolo Università degli Studi di ROMA "Tor Vergata"
Obiettivo del Programma di Ricerca
L’obiettivo del presente programma di ricerca è la comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle vie di trasduzione del segnale redox che determinano la differente risposta cellulare in dipendenza della natura/intensità dello stimolo redox applicato in modelli cellulari riconducibili a condizioni e stati patologici quali cancro, neurodegenerazione, senescenza e aterosclerosi. Di seguito sono riportati in dettaglio gli obiettivi per ciascun pacchetto di lavoro compreso nel presente progetto. 
1.
Cancro 
I processi alla base della trasformazione tumorale sono molteplici, anche se genericamente accomunabili nella concomitante deregolazione dei processi di proliferazione e morte cellulare.
Le evidenze scientifiche, in merito al ruolo dello stress ossidativo nei processi di tumorigenesi, sembrano essere duplici: se da un lato esso è implicato nell’insorgenza delle mutazioni responsabili della trasformazione neoplastica con induzione incontrollata della proliferazione e insorgenza della resistenza, dall’altro può rappresentare uno strumento per indurre selettivamente la morte delle cellule nella fase di progressione tumorale. In quest’ambito gli obiettivi saranno: 

A) Chiarire il ruolo della segnalazione redox, dalle MAP chinasi a monte (JNK, p38MAPK, ERK1/2) ai fattori di trascrizione a valle (Nrf2, NF-kappaB, AP-1), nella modulazione dell’apoptosi indotta da stimoli ossidativi di diversa natura, al fine di comprendere le cause della diversa suscettibilità (morte/resistenza) allo stress ossidativo in cellule trasformate di diversa origine. 

B) Identificare bersagli molecolari modulati dallo stato redox intracellulare e coinvolti nella via di segnalazione dipendente da PKC-delta capaci di innescare l’apoptosi o il differenziamento. 

C) Caratterizzare il signaling dipendente da PKC delta nel controllo redox del ciclo cellulare e del differenziamento utilizzando un’ampia gamma di linee tumorali esprimenti vari livelli di MYCN 

D) Chiarire il ruolo nel processo apoptotico della glutatione transferasi omega 1 (GSTO1), in particolare nella resistenza ai farmaci e agli agenti pro-ossidanti. 

E) Chiarire i meccanismi molecolari che regolano l’espressione della GSTO1, in particolare il coinvolgimento dei fattori di trascrizione redox-regolati (NFkB, AP-1 e Nrf2). 

F) Definire i meccanismi molecolari che caratterizzano l’inibizione p53-mediata dei geni antiossidanti dipendenti da Nrf-2, tramite l’uso di mutanti di p53 nella regione C-terminale. 


2. Neurodegenerazione 
I risultati sperimentali ottenuti negli ultimi anni indicano nei processi di morte cellulare (per apoptosi e/o autofagia) la causa principale cui attribuire la perdita progressiva del numero di neuroni del sistema nervoso centrale.
In questo contesto, il morbo di Parkinson è tra le malattie neurodegenerative più diffuse e maggiormente studiate.
Nonostante lo stress ossidativo/nitrosativo rappresenti un marcatore di tale patologia le reali cause che innescano le vie di trasduzione del segnale che conducono alla morte neuronale non sono state ancora del tutto identificate.
 In questo ambito gli obiettivi saranno: 

A) Caratterizzare il ruolo svolto dalla perdita della funzionalità mitocondriale nell’eziologia/progressione del morbo di Parkinson (PD) attraverso l’uso di modelli cellulari di PD. 

B) Determinare l’eventuale coinvolgimento dell’NO e dell’NO sintasi neuronale nel PD focalizzando lo studio alla regolazione della produzione di NO a livello mitocondriale 

C) Identificare il ruolo degli ossisteroli nella neurodegenerazione nel PD. 

D) Caratterizzare gli effetti anti-ossidanti e cito-protettivi di molecole redox attive esogene (DADS e campferolo) sulla segnalazione redox, con particolare attenzione alla loro azione sulla funzionalità mitocondriale e sulla vitalità della cellula nervosa. 


3. Senescenza 
Un processo considerato meccanismo di soppressione tumorale in vivo ed alternativo all’apoptosi, così come possibile contributore dell’invecchiamento tissutale, è la senescenza cellulare, uno stato di arresto permanente del ciclo cellulare indotto da vari stimoli, che limita l’eccessiva o aberrante proliferazione cellulare.
Un grosso contributo all’instaurarsi della senescenza è dato dal calo della difesa antiossidante ed in modo particolare del GSH e/o del rapporto GSH/GSSG. Lo sbilancio redox dovuto alla deplezione di GSH porta ad esempio alla senescenza in fibroblasti embrionali umani.
Altro aspetto basilare nella modulazione dello stato redox cellulare durante l’invecchiamento é dato dall'omeostasi del GSH nella lente, dove il mantenimento di appropriati livelli di GSH in forma ridotta, ne garantiscono la trasparenza.
Infatti, durante l'invecchiamento l'insorgenza della cataratta è associata ad una alterazione dei livelli di GSH e/o del rapporto GSH/GSSG nel cristallino e in altri distretti. In questo ambito gli obiettivi saranno: 

A) Definire il ruolo dei miRNA nell’induzione della senescenza cellulare /invecchiamento sotto stress ossidativo di varia natura (depletanti di GSH, raggi UV, H2O2) in fibroblasti umani e cellule di sangue periferico di individui giovani ed anziani. 

B) Chiarire i processi di regolazione mediati da Nrf2 e p53 dell’espressione di miRNA indotti in condizioni di senescenza. 

C) Caratterizzare a livello strutturale e funzionale la cistationina gamma liasi, enzima principale nei processi di transulfurazione che portano alla formazione della cisteina e quindi del GSH. Tale obiettivo avrà lo scopo di definire sia la sua suscettibilità ad un’azione modulatoria diretta ad opera di intermedi del ciclo del gamma glutammile, sia la sua capacità di generare sulfani. 

D) Valutare la suscettibiltà della cistationina gamma liasi a processi di modifica covalente reversibile (S-tiolazione) e irreversibile (carbonilazione) ed il loro effetto sull’attività catalitica dell’enzima e le possibili relazioni tra omeostasi del glutatione e livelli di attività cistationina gamma liasica in cristallini intatti e in cellule epiteliali di cristallino in coltura. 


4. Aterosclerosi 
Tra i prodotti di ossidazione dei lipidi delle membrane cellulari, i derivati ossidati del colesterolo (ossisteroli) suscitano interesse nella fisiopatologia dell’invecchiamento, e sembrano essere coinvolti nell’induzione dei segnali di morte per apoptosi delle cellule vascolari negli stadi più avanzati del processo di aterosclerosi.
Recenti ricerche hanno evidenziato un ruolo degli ossisteroli nel modulare anche segnali di sopravvivenza cellulare; tuttavia a tal riguardo non sono ancora disponibili dati sufficienti.
In questo ambito gli obiettivi saranno: 

A) Chiarire il ruolo dell'attività della NADPH ossidasi e della relativa produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) nell'azione pro-apoptotica che alcuni ossisteroli di interesse fisiopatologico sembrano esercitare su macrofagi, cellule muscolari lisce ed endoteliali. 

B) Caratterizzare le vie di segnale PKC, PYK2, ERK e la via PI3K/Akt con la specifica attivazione di fattori trascrizionali quali IkB-chinasi (IKK), YAP, CREB, quali meccanismi di sopravvivenza o per lo meno di ritardo della morte cellulare programmata. 

C) Definire in maniera dettagliata la via mitocondriale dell'apoptosi potenzialmente attivata e modulata dagli ossisteroli: ruolo dell’iperproduzione di ROS con variazioni nell’espressione di geni coinvolti nell’apoptosi mitocondrio-mediata quali PKC, PYK2, ERK e PI3K/Akt. 

D) Identificare il possibile ruolo protettivo di alcuni antiossidanti naturali nei confronti dell’apoptosi indotta dagli ossisteroli.
Risultati parziali attesi
I risultati attesi da questo programma di ricerca sono riportati suddivisi per argomenti che identificano condizioni o patologie associate a stress ossidativo, rispettando la suddivisione delineata nello stato dell’arte del progetto. 


CANCRO 


A. Ruolo dello status tiolico intracellulare, e della attivazione esclusiva di classi di MAP chinasi e di fattori di trascrizione redox sensibili quali interruttori molecolari che determinano il grado di suscettibilità allo stress ossidativo in istotipi tumorali di varia origine. 

Risultati ottenuti in precedenza e dati preliminari dell’U.O. Ciriolo depongono a favore di una diversa suscettibilità allo stress ossidativo di diversi istotipi tumorali.
Questa caratteristica può essere riassunta nella diversa disponibilità cellulare di antiossidanti e di una esclusiva attivazione di vie fosforilative mediate dalle MAPK. Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O. Ciriolo si aspetta di: 

1) Chiarire i meccanismi molecolari alla base della diversa risposta di cellule tumorali a stimoli ossidativi di varia natura. 

2) Caratterizzare il “corredo redox” e il grado di suscettibilità di diversi isotipi tumorali a diversi agenti ossidanti. 

Questo ci permetterà di selezionare classi di chemioterapici a diversa azione pro-ossidante su linee tumorali con diverse caratteristiche redox e ipotizzare uno screening specifico per le proteine e i fattori redox sensibili al fine di ottimizzare l’approccio chemioterapico. 


B. Ruolo dello stress ossidativo nella segnalazione mediata da PKC delta e suo coinvolgimento nella regolazione del differenziamento e della morte cellulare. 

La prognosi avversa del neuroblastoma è ampiamente associata con l’amplificazione o l’overespressione dell’oncogene MYCN, sebbene le conseguenze molecolari e biologiche di questa alterazione genetica siano ancora poco chiare. Risultati precedenti dell’U.O. Pronzato hanno dimostrato che MYCN, in associazione con farmaci citotossici, è in grado di innescare con successo la via apoptotica mitocondriale.
Inoltre, l’aumento di produzione di ROS ed il calo delle difese antiossidanti conseguenti alla deplezione di GSH, determinano l’induzione dell’apoptosi mitocondriale, mentre la deplezione sperimentale di GSH da sola non è sufficiente a indurre la morte cellulare programmata. 

La trasformazione neoplastica delle cellule è caratterizzata da una anormale crescita accompagnata dalla perdita del differenziamento.
Il rallentamento del ciclo cellulare ed il differenziamento sono quindi fenomeni ovviamente auspicabili nel trattamento delle neoplasie e lo studio dei meccanismi molecolari e delle alterazioni dei sistemi di trasduzione del segnale che sottendono questi fenomeni rivestono una indubbia importanza.
Molte sono le evidenze sperimentali che correlano la modulazione dello stato redox intracellulare al blocco del ciclo ed al differenziamento, che a loro volta alterano l’attività della PKC.
Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O. Pronzato si aspetta di: 

1) Chiarire i meccanismi molecolari apoptotici in cellule di neuroblastoma sovresprimenti MYCN e diventate insensibili ai segnali di morte mediati da recettore; 

2) Caratterizzare il ruolo di PKC-delta quale mediatore principale del meccanismo ossidativo apoptotico e induttore del blocco del ciclo cellulare e del differenziamento. 

Queste evidenze validate su animali ci consentiranno di aggiungere importanti conoscenze nella terapia oncologica.
La ricerca di substrati specifici regolati dallo stato redox e dall’attività di PKC-delta potrà essere di aiuto nell’approccio clinico del neuroblastoma. 

C. Studio del ruolo antiapoptotico e della regolazione dell’espressione della GSTO1 umana 
Dati in possesso dell’U.O. Casini depongono a favore di un ruolo fondamentale della GSTO1 nella modulazione del ciclo cellulare, nonché nella resistenza allo stress ossidativo e ai chemioterapici. Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O. Casini si aspetta di: 

1) Chiarire il ruolo della GSTO1 nei meccanismi che regolano l’apoptosi. 

2) Caratterizzare i meccanismi che regolano l’espressione di GSTO1. 

Questi risultati miglioreranno le nostre conoscenze circa i meccanismi di morte e sopravvivenza cellulare. In particolare un ruolo antiapoptotico di GSTO1 nei confronti di noti farmaci antitumorali come il cisplatino, potrebbe avere potenzialità applicative: la sovraespressione di GSTO1 in tumori umani potrebbe infatti costituire un marker di chemioresistenza e contribuire ad orientare la terapia antitumorale.
Inoltre, miglioreranno le conoscenze sui meccanismi di espressione genica redox-regolati. 


D. Studio dei meccanismi molecolari attraverso cui p53 inibisce l’espressione dei geni sotto il controllo di Nrf2. 

Risultati recenti ottenuti dall’U.O. Cimino hanno messo in evidenza il cross-talk tra Nrf2 e p53 nella regolazione della risposta antiossidante mediata da Nrf-2. Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O. Cimino si aspetta di: 

1) Definire i meccanismi molecolari alla base dell’inibizione mediata da p53 sull’espressione di geni antiossidanti sotto il controllo di Nrf2. 

2) Identificare l’esistenza di uno o più residui su p53 coinvolti nella repressione dei promotori dei geni antiossidanti a valle di Nrf2. 

Quanto proposto è di rilevante interesse in quanto lo stress ossidativo è correlato all’invecchiamento e al cancro.
 Gli effetti pro- e antiossidanti di p53 sono una barriera contro le alterazioni genetiche coinvolte nella generazione del tumore. Infatti, la perdita di p53 in modelli in vivo aumenta i livelli intracellulari di ROS e accelera la crescita tumorale. Si può quindi ipotizzare che cellule resistenti allo stress ossidativo possono essere soggette a un rischio maggiore di trasformazione neoplastica rispetto a cellule suscettibili.
E’ comunque indubbio l’associazione tra resistenza allo stress ossidativo e resistenza ai trattamenti chemioterapici, infatti, molti dei composti appartenenti a questa classe di farmaci induce morte per apoptosi producendo stress ossidativo. 



2. NEURODEGENERAZIONE 

Studio degli effetti anti-ossidanti e cito-protettivi di molecole redox attive sulla segnalazione redox, sulla funzionalità mitocondriale e sulla vitalità della cellula nervosa in modelli in vitro di morbo di Parkinson (PD). 

Dati precedenti hanno confermato la duplice azione (pro- e anti-ossidante) di molecole redox attive presenti nella dieta (molecole organosolfuriche e polifenoli che) o endogenamente prodotti (NO e ossisteroli). Questo si traduce in una dicotomia negli effetti indotti da queste molecole sulla progressione del ciclo cellulare e sul destino della cellula (pro- e anti-apoptotiche) in dipendenza della concentrazione a cui si ritrovano.
I processi neurodegenerativi mostrano quale causa scatenante o sono spesso accompagnati da alterazioni ossidative croniche che si traducono in ultima analisi nella perdita selettiva di determinate popolazioni neuronali (es. cellule dopaminergiche nel morbo di Parkinson).
Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O. Ciriolo si aspetta di: 

1) caratterizzare gli effetti protettivi delle molecole redox sopra citate (NO, DADS, campferolo e ossisteroli) sulla morte neuronale in modelli cellulari di neurodegenerazione riconducibili al morbo di Parkinson (PD). 
2) Identificare nuovi target molecolari, specifici per le cellule nervose, modulati dai ROS e dagli RNS. 

3) Caratterizzare gli effetti degli ossisteroli sulla neurodegenerazione del PD. 

Le conoscenze acquisite potranno essere traslate in campo clinico per ipotizzare l’uso di molecole redox di derivazione alimentare nella prevenzione del PD e contemporaneamente sviluppare nuovi farmaci che intervengono sulle vie metaboliche modulati dall’NO o dagli ossisteroli , per la cura del PD. 



3. SENESCENZA 


A. Regolazione dell’espressione di alcuni microRNAs nell’induzione della senescenza cellulare/invecchiamento 
La deplezioni di GSH indotta da basse dosi di DEM induce un fenotipo senescente in fibroblasti umani.
Risultati preliminari ottenuti dall’U.O.
Cimino attraverso uno screening di 380 miRNA indicano la possibilità di una associazione tra espressione di almeno cinque miRNA e la senescenza indotta da DEM.
Sulla base di questi dati e su quanto progettato l’U.O.Cimino si aspetta di: 
1) Confermare l’esistenza di una relazione funzionale tra espressione selettiva di alcuni miRNA e senescenza cellulare. 

2) Generalizzare il fenomeno comparando analisi condotte su fibroblasti e cellule del sangue periferico provenienti da individui giovani con quelli provenienti da individui anziani. 

Questo permetterebbe un uso potenziale dei livelli di miRNA quali marker molecolari dell’invecchiamento. 


B) Ruolo della cistationina gamma liasi nell’omeostasi del GSH e della proliferazione cellulare nel cristallino 
Tra i processi degenerativi tipici dell’invecchiamento la cataratta è uno dei più conosciuti.
L’ossidazione delle cristalline e la mancanza di un sistema antiossidante autosufficiente e rigenerabile fa sì che solo il GSH agisca attivamente contro le ossidazioni irreversibili.
 La disponibilità di GSH che, nel cristallino, in buona parte dipende dai processi di trans-sulfurazione è quindi uno step fondamentale nell’assicurare una difesa anti-ossidante efficiente. La cistationina gamma-liasi (CGL) è uno degli enzimi chiave nel rendere disponibile cisteina, e quindi GSH al cristallino. Sulla base di questi dati e su quanto progettato, l’U.O.Casini si aspetta di: 

1) Isolare e caratterizzare la CGL da lenti di vitello. 

2) Valutare le possibili relazioni tra omeostasi del GSH e livelli di attività CGL in cristallini intatti e in cellule epiteliali di cristallino in coltura. 

La diminuzione dei livelli di cistationina gamma liasi osservata nell’invecchiamento, nonché l’associazione di una tale diminuzione con l’insorgenza del processo della cataratta, rendono lo studio di isolamento e caratterizzazione di questo enzima dalla lente particolarmente rilevante nella chiarificazione dei meccanismi che nel cristallino garantiscono l’omeostasi del glutatione e che, conseguentemente, sono alla base del mantenimento della trasparenza della lente. Inoltre, la potenzialità di tale enzima di contribuire, attraverso la produzione di composti contenenti zolfo sulfanico, alla generazione di acido sulfidrico, rende la caratterizzazione di tale proteina rilevante ai fini di comprendere le eventuali connessioni tra omeostasi del glutatione e controllo della proliferazione cellulare. 



4. ATEROSCLEROSI 

Studio dei segnali cellulari di apoptosi e/o sopravvivenza indotti da prodotti di ossidazione del colesterolo nel rimodellamento vascolare in corso di aterosclerosi 
Il punto di partenza è rappresentato dall’osservazione che in cellule vascolari trattate con singoli ossisteroli hanno il sopravvento segnali di morte per apoptosi, mentre in cellule trattate con identiche concentrazioni di miscele di ossisteroli, di effettivo riscontro in fisiopatologia, prevalgono segnali di sopravvivenza cellulare. Sulla base di questi dati e di quanto progettato, l’U.O.
Poli si aspetta di: 

1) Evidenziare i principali geni e relativi prodotti coinvolti nella trasduzione di segnali di morte e di sopravvivenza. 

2) Chiarire i meccanismi molecolari che permettono, nelle cellule trattate con miscele di ossisteroli, il prevalere dei segnali di sopravvivenza. 

I risultati ottenuti saranno di grande interesse nell’identificazione di nuovi marker aterosclerotici e utili nell’ipotizzare nuovi approcci per un trattamento futuro dell’aterosclerosi. 
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Numerosi dati sperimentali indicano un ruolo centrale dello stress ossidativo in diversi processi fisio-patologici quali invecchiamento e carcinogenesi, così come nell’insorgenza di numerose malattie neurodegenerative e vascolari. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono il risultato della riduzione parziale dell’ossigeno e rappresentano quindi sottoprodotti fisiologici del metabolismo ossidativo.
Tra le fonti di ROS, la NAD(P)H ossidasi e il mitocondrio rivestono il ruolo di maggiori produttori endogeni; alternativamente, stress chimici e fisici di varia natura come raggi UV, gas inquinanti, farmaci e xenobiotici (es. chemioterapici, quali le antracicline) possono ugualmente generare ROS a concentrazioni elevate. 

Tra le modificazioni ossidative mediate dai ROS quelle a carico dei lipidi sono state tra le prime ad essere studiate ed identificate.
Di recente acquisizione è l’evidenza che oltre ai fosfolipidi anche il colesterolo rappresenta un bersaglio dell’azione ossidativa dei ROS dando luogo alla formazione degli ossisteroli.
Sempre maggiore è l’interesse che gli ossisteroli, suscitano in fisiopatologia umana, in particolare nelle patologie correlate all’invecchiamento, per la loro potenziale capacità di modulare numerose vie di segnalazione cellulare.
Un aumento dei livelli tessutali di ossisteroli è stato associato al danno della parete vascolare in corso di aterosclerosi. Gli ossisteroli partecipano al processo di aterogenesi non solo mediante attivazione di risposte pro-infiammatorie e pro-fibrogeniche, ma anche contribuendo durante gli stadi più avanzati del processo alla morte per apoptosi delle cellule vascolari.
Studi condotti in modelli in vitro hanno caratterizzato il potenziale effetto pro-apoptotico dei principali ossisteroli in cellule vascolari.
Il 7-chetocolesterolo ed il 7beta- inducono apoptosi in cellule muscolari lisce ed in cellule endoteliali. L’U.O. Poli ha precedentemente osservato apoptosi indotta da 7-chetocolesterolo sia in cellule promonocitiche umane, sia in macrofagi murini già a basse concentrazioni.
La tossicità di questi composti sembra coinvolgere la produzione di ROS via NADPH ossidasi. Recentemente è stata evidenziata la complessità dei segnali che regolano l’apoptosi indotta nei macrofagi dal 7-chetocolesterolo, in cui si evidenzia aumento del calcio citosolico, attivazione delle proteine pro-apoptotiche Bad e Bim ed inibizione di Bcl2.
 Il dato più rilevante è, però, l'inaspettata attivazione della via di sopravvivenza, che coinvolge una tirosin-chinasi ricca in prolina (PYK2) e l’induzione della via delle MAPK mediata da ERK che potrebbe rappresentare un valido meccanismo anti-apoptotico. Inoltre, un crescente numero di evidenze sperimentali indica nell’attivazione della via fosfatidilinositol-3-chinasi (PI3K)/Akt un meccanismo primario di produzione di segnali di sopravvivenza. 
I ROS possono alterare irreversibilmente anche la struttura del DNA e indurre in tal modo la trasformazione neoplastica. D’altro canto, è ormai largamente dimostrato che l’aumentata velocità di replicazione delle cellule neoplastiche è associata ad un aumento della concentrazione dei ROS intracellulari che mediano positivamente la progressione del ciclo cellulare.
 Le cellule trasformate, infatti, possono sviluppare un’elevata resistenza allo stress ossidativo e non essere più sensibili all’apoptosi che ne impedirebbe la proliferazione incontrollata.
I fenotipi molecolari che caratterizzano la resistenza cellulare sono, infatti, associati oltre che ad alterazione di geni che regolano il ciclo cellulare e alla mancanza di proteine coinvolte nella mediazione dell’apoptosi, anche all’elevata espressione degli enzimi antiossidanti e dei sistemi di riparo del DNA.
La cellula tumorale, quindi, adatta il proprio stato redox in maniera da modulare la segnalazione cellulare che dipende dalle alterazioni ossido-riduttive. Questo si basa sulle proprietà redox di alcune cisteine proteiche denominate “reattive”, che reagendo reversibilmente con i ROS o con le specie reattive dell’azoto (RNS) sono in grado di generare derivati solfenici (-S-OH), ponti disolfuro intra- e inter-molecolari (-S-S-) o nitrosotioli (-S-NO), specie molecolari che possono essere efficientemente ridotte allo stato iniziale tramite sistemi enzimatici rappresentati dalla tioredossina/glutaredossina reduttasi e dalla glutatione reduttasi.
Dati sperimentali, negli ultimi anni, hanno dimostrato una regolazione di tipo redox a livello delle cisteine di numerose proteine enzimatiche e strutturali che ne media l’attivazione o inibizione reversibile della funzionalità.
 Tra queste di particolare importanza sono alcune famiglie di proteine segnalatorie tra cui le protein chinasi attivate da mitogeni (MAP chinasi) e la protein chinasi C (PKC) e diversi fattori di trascrizione come Nrf2, Jun/AP-1, NF-kB e p53 la cui modulazione porta ad alterazione del ciclo cellulare o della morte programmata. 

La regolazione dell’attività degli enzimi appartenenti alla superfamiglia delle MAP chinasi, JNK, p38MAPK e ERK1/2, rappresenta uno dei prototipi di segnalazione redox. Queste proteine sono il fulcro dei processi cellulari che si interpongono tra i due estremi morte cellulare/sopravvivenza (passando per la regolazione del ciclo cellulare) attraverso la modulazione diretta della propria attività dalle alterazioni dello stato ossido-riduttivo intracellulare. Le proteine cui è da associarsi la raccolta dell’informazione relativa allo sbilanciamento redox sono la tioredossina e la glutatione-S-transferasi P1 (GST-P1), poiché interattori e modulatori negativi rispettivamente della chinasi a monte di p38MAPK (ASK1) e di JNK.
Anche in questo caso, la funzione di sensori redox è da ricondursi allo stato di ossidazione di cisteine reattive che modificano la struttura garantendo il rilascio e la successiva attivazione delle chinasi che, in ultima analisi, portano all’innesco di cascate fosforilative in grado di amplificare il segnale e di dar vita alla risposta cellulare. Dati recenti dell’U.O. Ciriolo hanno evidenziato che l’esclusività di risposta a diversi tipi di stress ossidativo (morte o resistenza) dipende proprio dal corredo e dal grado di induzione delle MAPK.
Ad esempio, stimoli pro-ossidanti di tipo disolfurico sono in grado di indurre apoptosi in cellule promonocitarie attraverso p38MAPK, mentre non hanno effetti citotossici su linee di neuroblastoma. D’altro canto, se queste ultime vengono sottoposte a stress ossidativo ROS-dipendente, attivano la via fosforilativa modulata da JNK/c-Jun e risultano molto più sensibili rispetto a cellule di adenocarcinoma gastrico.
Esiste quindi una fitta rete di segnali che nasce da un singolo impulso ossido-riduttivo (produzione di ROS, alterazioni dei livelli di GSH, ecc.), si propaga attraverso vie fosforilative mediate dalle MAPK, confluisce nell’attivazione esclusiva di alcuni set di geni e determina in tal modo una risposta esclusiva per ogni tipo cellulare allo stimolo redox applicato. Quanto detto assume ancora più importanza se applicato a cellule trasformate, dove i livelli di ROS sono più elevati e l’attività delle MAP chinasi attivate da stress alterati rispetto a cellule differenziate.
L’esempio delle MAPK non è comunque isolato nella regolazione dell’attività fosforilativa di protein chinasi che regolano il destino di una cellula sottoposta a stress.
Infatti, la sensibilità della famiglia PKC allo sbilancio ossidativo e l’esistenza di isoforme pro- ed anti- apoptotiche suggerisce che anche la PKC può agire come un sensore molecolare redox capace di promuovere sopravvivenza o morte cellulare a seconda dell’isoforma esaminata.
La PKC è una famiglia di isoenzimi soggetta ad una complicata regolazione redox: l’enzima, generalmente attivato dagli esteri del forbolo (PMA) o dal diacil glicerolo e regolato dalla fosforilazione, dai lipidi e dal calcio, può subire selettive modificazioni ossidative a livello del dominio regolatorio attivando la molecola ed a livello del dominio catalitico inibendola completamente. L’isoforma delta, oltre ad essere un target specifico della regolazione redox è anche coinvolta nella produzione di ROS attivando il sistema della NADPH ossidasi.
La PKC delta ha una riconosciuta valenza anti-proliferativa: molte evidenze sperimentali dimostrano che l’attivazione di questa isoforma può innescare il fenomeno apoptotico ma è anche coinvolta nell’arresto del ciclo e nell’induzione del differenziamento. In cellule di carcinoma del colon l’aumento di espressione di PKC delta causa arresto in G1 per “down regulation” di ciclina E e D1, mentre l’ inibizione enzimatica aumenta le cicline E e D1, inibisce p21 ed accelera la crescita. Il trattamento con PMA, noto attivatore di PKC è in grado di determinare differenziamento di linee promonocitiche coinvolgendo diversi sistemi produttori di ROS tra cui NADPH ossidasi e COX2, e attivando MAPK e p21. Recentemente l’U.O. Pronzato ha dimostrato che il trattamento con acido retinoico induce differenziamento di cellule di neuroblastoma umano attraverso l’attivazione di PKC delta e che questo rende le cellule maggiormente sensibili allo stress glicossidativo. L’identificazione di target molecolari redox sensibili è di crescente importanza ai fini di un loro possibile impiego nella messa a punto di nuove strategie antineoplastiche. 

Accanto ad un’azione regolatrice diretta su tali fattori, i ROS/RNS possono agire anche sulle loro proteine regolatorie; un esempio ben caratterizzato è quello di Nrf2, fattore di trascrizione normalmente legato ai filamenti di actina tramite Keap1. Un aumento di ROS o RNS induce modificazioni ossidative di cisteine critiche a carico di Keap1 che ne permettono il distacco da Nrf2 e la capacità per quest’ultimo di migrare nel nucleo e legare le sequenze ARE dei geni codificanti per gli enzimi anti-ossidanti. Recentemente l’U.O. Cimino ha dimostrato una relazione funzionale negativa tra Nrf2e p53; in particolare i dati ottenuti mostrano che l’induzione dei geni antiossidanti mediata da Nrf2, che regolano la risposta di resistenza, è repressa da p53, che è in grado di associarsi ai promotori di Nrf2 anche in assenza di stress.
Tra i geni regolati da Nrf2, quelli che trascrivono per gli enzimi della neosintesi del GSH assumono un ruolo basilare. Il GSH è infatti la molecola antiossidante a basso peso molecolare più abbondante in ogni compartimento cellulare (1-10 mM).
L’omeostasi del GSH è quindi fondamentale per la risposta cellulare a condizioni di stress ossidativo sia per la sua capacità di esistere in diversi stati di ossidazione (ridotto, ossidato, disolfuro misto con tioli proteici) sia per i diversi sistemi enzimatici che ne mediano la sua riduzione.
Alterazioni del rapporto forma ridotta/forma ossidata (GSH/GSSG) determinano grosse ripercussioni sullo stato redox del compartimento cellulare o della cellula in toto.
Il GSH infatti non solo partecipa alla rimozione diretta dei ROS e degli RNS, ma gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento dei tioli dei residui reattivi di cisteina.
 Recentemente é stata evidenziata una nuova categoria di enzimi che potrebbero avere un importante ruolo nell’equilibrio redox e nella regolazione del ciclo cellulare.
Si tratta delle GST omega (GSTO1), una nuova classe di GST con caratteristiche singolari, poiché presentano attività deidroascorbato (DHA) reduttasica e tiol-transferasica, importanti nel mantenimento dell’equilibrio redox cellulare.
Inoltre, dati preliminari dell’U.O. Casini hanno evidenziato una sovra-espressione della GSTO1 in colture cellulari umane in situazioni sperimentali che spingono le cellule in fase G0/G1, suggerendo un probabile coinvolgimento di queste proteine nell’arresto del ciclo cellulare e nella resistenza ai trattamenti anti-tumorali.
A questi fenomeni si associano gli elevati livelli di espressione della GSTO1 in cellule resistenti ai chemioterapici e agli stimoli di morte TNF-mediati, probabilmente determinati da NF-kB. 
Se da una parte la resistenza allo stress ossidativo determina la progressione tumorale a causa dell’insensibilità al trattamento chemioterapico, dall’altra parte può rappresentare un mezzo per contrastare l’invecchiamento e le patologie ad esso correlate quali la neurodegenerazione.
Nell’ultimo decennio, importanti scoperte hanno contribuito alla comprensione della regolazione della durata della vita negli organismi inferiori che indicano una forte correlazione tra resistenza cellulare allo stress ossidativo ed allungamento della durata della vita.
 La senescenza cellulare, oltre ad essere un meccanismo anti-tumorale alternativo all’apoptosi, può essere considerato un importante contributo all’invecchiamento di organi, tessuti e, in ultima analisi, dell’organismo intero.
L’U.O. Cimino ha precedentemente dimostrato che l’esposizione di fibroblasti umani a basse dosi di dietilmaleato (DEM), agente in grado di esaurire le riserve intracellulari di GSH, determinava l’acquisizione di un fenotipo senescente.
 Risultati preliminari mostrano una correlazione tra la senescenza indotta dal DEM e l’aumento dei livelli di cinque microRNA (miRNA), una nuova classe di piccoli RNA non codificanti che agisce da regolatori post-trascrizionali inibendo la sintesi proteica mediante appaiamenti imperfetti con gli mRNA. Durante l'invecchiamento è stata osservata in svariati organi, una alterazione dei livelli di GSH e/o del rapporto GSH/GSSG.
Nel cristallino tale alterazione è stata associata all'insorgenza della cataratta, patologia tipica dell’invecchiamento, sia in animali modello che nell'uomo.
 La rilevanza della via di transulfurazione quale fonte di cisteina per la sintesi di GSH, già emersa per svariati organi, è stata recentemente suggerita anche per la lente.
In particolare, in questo distretto, alterazioni dei livelli di attività della cistationina gamma liasi (GCL), enzima che catalizza la tappa limitante della via di transulfurazione, sono state trovate associate sia all’invecchiamento che all’insorgenza della cataratta, fornendo una plausibile spiegazione della sopra citata diminuzione dei livelli di GSH. Evidenze dell’U.O. Casini suggeriscono la potenzialità di una azione regolatoria del dipeptide Cys-Gly sulla sintesi di GSH, attraverso una possibile modulazione dell’attività CGL. Inoltre, la capacità della CGL di generare acido sulfidrico attraverso la formazione di derivati sulfanici, rende la caratterizzazione di questo enzima rilevante al fine di definire nel cristallino elementi di connessione tra l'omeostasi del GSH, lo stato redox cellulare e i meccanismi di controllo della proliferazione e morte cellulare. 
La morte neuronale osservata nelle malattie neurodegenerative è spesso associata allo stress ossidativo/nitrosativo. La comprensione dei meccanismi molecolari che caratterizzano la neurodegenerazione è di particolare importanza anche allo scopo di poter suggerire terapie preventive su base antiossidante che aiutino l’eliminazione dei ROS. I ROS sembrano essere i principali responsabili della perdita della funzionalità mitocondriale osservata in tali patologie, specialmente nel morbo di Parkinson (PD). In particolare, nelle cellule dopaminergiche del pathway nigro-striatale si osserva anche un incremento della produzione di NO dovuto a un aumento dei livelli di espressione della NO sintasi inducibile (iNOS) e neuronale (nNOS). Tale fenomeno sembra essere responsabile della perdita della funzionalità mitocondriale e dell’accumulo di proteine nitrate nei corpi di Lewy, markers caratteristici di tale patologia.

A conferma di quanto detto, evidenze sperimentali dell’U.O. Ciriolo hanno suggerito l’azione anti-ossidante e mitocondrio-protettiva di alcun molecole redox-attive contenute negli alimenti e il coinvolgimento dell’nNOS nell’esacerbare la cito-tossicità in modelli cellulari di PD.